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Can you tell me where's my country lies? Cried the Unifaun with its true love eyes…

Recensione – Apollo: Atmospheres and Soundtracks

Filed under: Musica,Recensioni — Tag:, , , , , , — mattyonweb @ 1:42 PM 28 febbraio 2012

Ma boh,  io odio come partono le recensioni. Tutte tutte tutte tutte tutte uguali, voglio dire, o si parte con un inquadramento storico, oppure con una aforisma molto cool, del tipo “Rogito ergo soccavoli”, “La vita è un varietè e ò cazz è comm ò rre!” o “I miei capelli fanno swiiish”. Talvolta però si tenta di fare qualcosa di diverso, sapete, per esempio, criticare i modi con cui si introduce una recensione. E questa, nel suo piccolo, mi sembra già una buona base da cui partire.

Penso sia inutile specificare chi è Eno.
Il nostro Eno-logo Brian-zolo preferito è infatti una delle figure di spicco di quella musica, ma non solo di quella, attenzione, anche di quell’altra, e di quell’altra ancora, si insomma, un po’ di tutta, particolarmente rilassante e anche dal vago retrogusto soporifero.

Ebbene (o Ebene, tanto per citare ad canis cazzum il mio amato Klaus Schulze),  nel 1983 diviene reperibile il ferocemente discusso Apollo: Atmospheres and Soundtracks.
Nonostante l’album parta con buoni, ma che dico buoni, buonissimi,anzi, buonerrimi propositi (si veda ad esempio An Ending (Ascent), una cosa incredibilmente strappalacrime), l’indice di qualità del disco precipita spesso e volentieri sotto soglie preoccupanti.
Prendiamo “Matta”, ad esempio: ora, aldilà che un brano con quel nome A PRESCINDERE non ispira un particolare senso di bellezza e/o rilassatezza, vabbè, forse può essere che è una cosa mia, ma in ogni caso non mi spiego perché si sentano dei suoni cosi completamente decontestualizzati. Cioè, perché in un album che racconta, o meglio dovrebbe raccontare, le profondità dello spazio, si sentono rumori  simili a versi di  gnu?
E ancora, il basso. Io mi chiedo: è veramente necessario inserire un basso così in evidenza e allo stesso tempo così poco coerente con il discorso musicale? Esempî lampanti sono in Under Stars, Under Stars II e Signals. Ascoltare per credere.
Che poi non dico che non ci siano cose interessanti, anzi, il giàcitato An Ending è un sublime esempio della sottile poesia sonora di Eno. Weightless allo stesso tempo è un buon esempio di come si dovrebbe fare ambient.
Ma niente. Niente, può giustificare l’obrobrio di Deep Blue Sky. Sembra un valzer, ma è in 4/4, un po’ come in quell’episodio dei Simpson (la differenza è che i Simpson hanno fini comici, Eno non dovrebbe averne…). Incomprensibile la scelta di mettere una primitiva sezione ritmica ad un brano ambient; volendo parafrasare un altro tra i maggiori musicisti degli ultimi anni, Roach: «La musica ambient consiste nell’eliminazione del fattore tempo e nel trattenere l’ascoltatore in un infinito “ora”».

Insomma, un album mediocre; se non fosse per quei due colpi di genio, lì in mezzo all’album, che alzano notevolmente la media, il disco sarebbe da 1. E detto da un grande appassionato di Eno…

Bluvertigo – Metallo non Metallo

Filed under: Musica,Recensioni,Senza categoria — mattyonweb @ 1:02 PM 21 giugno 2011

Prima di tutto, un piazzamento storico di questo disco: siamo nel pieno degli anni ’90 del ‘900. Diciamo che siamo nel decennio della musica leggera, sicuramente il prog non andava per la maggiore.
Le canzoni abusavano spesso degli stessi temi (che, guarda caso, ricorrono anche oggi), in particolare quello della storia strappalacrime amorosa che poteva indurre un orecchio non abituato al suicidio.
In questo clima, comunque, di euforia abbastanza generalizzata, spunta all’improvviso un gruppo che ha poco o niente di queste caratteristiche. Abbigliamento e capigliatura molto eccentrici; propensione ad un linguaggio piuttosto forbito; elettronica. Ecco gli ingredienti che hanno reso famosi i Bluvertigo.
Un po’ tutti nel gruppo hanno qualcosa di anormale, di diverso dal solito. C’è la voglia di comunicare, sì, ma in un modo piuttosto distaccato o, quantomeno, diverso dal normale punto di vista di un normale ascoltatore.
Il primo disco vero dei Bluvertigo è anche l’inizio della cosiddetta “Trilogia chimica”, tanto amata da Morgan. Secondo lui, in questo disco ci sono molti segreti i quali riguardano la scelta del titolo, della copertina e, soprattutto dei testi. Mai, fino ad allora, c’erano state delle lyrics del genere: in totale opposizione alle banali storie d’amore, Marco Castoldi (in arte Morgan) scrive Iodio, una specie di inno non incitante bensì provocatorio e stimolante nei confronti di questa emozione che entra prepotentemente nel mondo della musica. Altre canzoni degne di nota sono L.S.D. e Complicità, cover dei DM.
Tuttavia, quello di cui volevo scrivere è il secondo atto della trilogia, ovvero Metallo non Metallo. Anche qua, molte speculazioni (tra l’altro confermate dallo stesso Morgan) sulla scelta del titolo che gioca sulla palindromia della locuzione e di conseguenza sulla O di ‘Non’.
Il titolo lascerebbe presagire un disco Metal e, infatti, così non è. Synthpop, sperimentazione, new wave, alternative… solo 4 delle molteplici contaminazioni stilistiche commutate in questo disco.
Parlando dei brani, la loro struttura è più articolata rispetto all’album precedente. Sonorità tipicamente sintetiche a contatto con suoni tipicamente acustici, come il sax di Andy o l’acustica di Magnini. Rimangono memorabili canzoni come Altre F.D.V., un pop decisamente futuristico riguardante la possibilità di scoprire altre forme di vita nel cosmo; c’è l’incredibile ed elettronica Fuori dal Tempo, con la celebre frase “Ti piacciono le riviste di meccanica?”; c’è l’esperimento sonoro made by Morgan Cieli Neri, molto più di una piano ballad. Infine, quello che io ritengo (stranamente) il miglior pezzo del disco, ovvero L’Eremita – So Low, un fulmine a ciel sereno, oserei dire: probabilmente il brano meno contaminato da sinth vari in tutto l’album.
Una nota curiosa riguarda l’ultima traccia, che contiene una cosiddetta ‘Ghost Track’: se si lascia scorrere il silenzio per qualche minuto partirà una traccia senza nome, piuttosto eterea e dal carattere sospensivo, l’ideale per concludere un album del genere.
Secondo me, un disco che musicalmente parlando avrebbe dovuto cambiare la storia della musica italiana e, nel suo piccolo, in fondo c’è anche riuscito.
Un album immancabile per ogni buona raccolta di cd di musica italiana…

Progressive! Storia p.4

Filed under: Musica,Recensioni — Tag:, , , , , , , , , — mattyonweb @ 10:11 PM 8 marzo 2011

1972:  l’epopea Prog continua!

Per gli Yes si arriva al cosiddetto punto di “non-ritorno”, una specie di orizzonte degli eventi. Ciò perchè Anderson & Co. dopo questo album inizieranno a fare una musica verbosissima, cioè ricchissima e complicatissima, che stanca l’orecchio anche dopo pochi minuti d’ascolto (si veda a tal proposito il live “Yessongs”: è allucinante!). Comunque, ora occupiamoci del disco in questione. Sicuramente la sua struttura prettamente sinfonica-progressiva si può evincere dalla durata e dal numero di tracce: al contrario però di altri album, queste canzoni sono molto buone, in particolare la title track Close to the Edge contiene il giusto equilibrio tra tecnica e emotività. Sicuramente il miglior album del gruppo. Per altre informazioni, potete cercare su questo stesso sito, c’è la recensione!

Il prossimo gruppo deve essere introdotto in modo diverso dagli altri, questo perchè appartiene alla Scena di Canterbury. E’ un gruppo molto Jazz-Oriented, molto Avant-Garde rispetto ad altri gruppi. Stiamo parlando dei Gentle Giant; pur essendo un grande gruppo, non ha avuto la popolarità che avrebbe meritato. Peccato…

L’album di cui sto parlando è Octopus, forse il migliore della loro carriera. Effettivamente, tutto il lavoro precedente e antecedente questo LP può essere sintetizzato nella canzone Knots: Avanguardia, musica vocale, musica medioevale, jazz, classica e rock si uniscono e danno origine a questo brano grandioso.  Assolutamente da sentire!

Sempre rimanendo nella parte prog più oscura, nel 1972 i Popol Vuh pubblicano Hosianna Mantra, che viene considerato come una delle pietre miliari del Krautrock tutto. Indi, voi vi chiederete: “Coza ezzere KrautRock?”. Beh, essenzialmente, tutta la musica tedesca nel decennio ’67-’77 veniva etichettata così; solitamente era molto sperimentale ed elettronica, ma in questo caso è esattamente l’opposto: tutti gli strumenti utilizzati sono acustici. Percussioni, pianoforte, chitarre ed altri: tutto questo al fine di ricreare qualche misterioso paesaggio psichedelico-religioso. Davvero da apprezzare anche se, come molti altri dischi del genere, ad un primo ascolto può sembrare noioso.

Torniamo ora a un disco molto più commerciabile e (relativamente) di più facile ascolto:  dopo l’esperienza di Aqualung, i Jethro Tull pubblicano la loro opera omnia che viene chiamata Thick as a Brick.  50 (WTF!) minuti di canzone divisa equamente sui due lati del vinile, ecco tutto. Se devo dare un parere personale,secondo me la voce nella versione Studio è un po’ troppo pulita, vi consiglio di più la versione live al MSG del 1978 (la trovate nell’edizione rimasterizzata in CD).

Dopo questa retrospettiva sui vari gruppi anglofoni e tedeschi, passiamo ora al rock nostrano, quello denominato Spaghetti’s Prog (in riferimento all’omonimo genere cinematografico, lo Spaghetti Western). Esso è sicuramente più melodico rispetto ai contemporanei europei, ma non per questo meno complesso. Tanto per iniziare, citiamo il gruppo che per primo ha portato in Italia il cosiddetto “suono Moog”, ovvero la PFM!

La PFM (Premiata Forneria Marconi) è sicuramente il primo – o comunque uno tra i primi-  gruppi Prog Italiani. Essi hanno fuso Pop, Rock, Folk ed elettronica in un magistrale risultato; canzoni come Celebration e Impressioni di Settembre sono rimaste impresse nella memoria di chi, un tempo, c’era (capita la citazione?). Nel 1972 pubblicano ben 2 album: Storia di un Minuto e Per un Amico. Dire che sono dei capisaldi Progressivi è poco, è riduttivo. Nonostante siano album piuttosto diversi tra di loro, hanno in comune una caratteristica: rendere musica complessa al cospetto popolare, e non è poco.

Altro gruppo è il Banco del Mutuo Soccorso, per gli amici Banco, che come la PFM pubblica anch’esso 2 album in un anno:  l’omonimo e Darwin!. Il primo è ricordato in particolare per la sua copertina, un salvadanaio (cosa potrebbe voler dire?); Il secondo invece è un album che stimo moltissimo per la sua complessità e per la sua abilità di creare atmosfere primordiali ed antiche; ciò grazie al magnifico cantato di Di Giacomo e alle 2 (!) tastiere dei fratelli Nocenzi. IMHO il secondo più bel disco di Progressive Italiano di sempre.

Last but not least, abbiamo il gruppo formato da Tagliapietra, Pagliuca e Dei Rossi, ovvero Le Orme, che nel ’72 pubblicano Uomo di Pezza.  Sicuramente contiene alcune tra le loro canzoni più famose (Gioco di Bimba, per esempio), dove si nota pesantemente l’influenza di gruppi quali EL&P, Genesis e Quatermass.

Recensione di Felona & Sorona by Le Orme

Filed under: Musica,Recensioni — Tag:, , , , , , , , — mattyonweb @ 9:58 PM 7 marzo 2011

Dove il cielo si nasconde dietro monili di mille stelle,
dietro la polvere d’oro di un altro universo,
due pianeti in armonia, ruotano insieme nel loro regno,
dove ogni cosa non cambia all’infuori del tempo.
Come ampolle di clessidra, la sabbia scorre col suo potere
così il destino coinvolge la vita lassù.
Dietro boschi di corallo, dietro sospiri di amanti veri,
due rose gemelle non muoiono insieme…

Le Orme? Le Orme!

Dunque dunque, se qualcuno non lo sapesse, Le Orme sono il 3° miglior gruppo dell’inizio anni ’70 (ma già qua ci si potrebbe scannare per anni e anni in discussioni filo-musicali…). Erano un trio stile EL&P composto da basso, batteria e tastiere; hanno molte caratteristiche in comune con alcuni gruppi inglesi dell’epoca, soprattutto con i Genesis: l’uso del Mellotron, la voce molto evocativa, l’uso di atmosfere medioevali ecc…

Ebbero un buon successo in patria, in particolare con il singolo “Gioco di Bimba” ma anche con gli album Collage e Uomo di Pezza. Quest’ultimo è veramente un bellissimo disco che vi consiglio caldamente, in particolare se siete dei Proggers incalliti!

Tornando a F&S, possiamo dire che è la definitiva consacrazione del gruppo in cui tecnica ed emotività si fondono e, in un certo senso, collaborano. La copertina, che rappresenta sotto mentite spoglie Felona e Sorona, è sicuramente lo stemma del Prog italiano, forse seconda solo al Salvadanaio dei BDMS.

Il disco parte con la canzone IMHO più bella di tutta la discografia delle Orme:  Sospesi nell’incredibile. Qua, non è che c’è uno strumento che fa da accompagnamento: tutti i suoni sono messi in primo piano e diventano melodici, da un certo punto di vista. Il basso in questo brano viene messo molto in risalto, cosìcome la batteria. Le tastiere, invece,compaiono soprattutto nella seconda parte, con il solo di 4 minuti circa. Bellissimo, è come se si stesse volando sostenuti da qualche strana forza che però ci rilassa. Una sorta di Jazz-Psych-Rock, non riesco a trovare altra definizione.

Seguono poi due brani di 2 minuti ciascuno, che riescono a ricreare una bellissima atmosfera tipo “Piazza di Domenica”: un’atmosfera un po’ festosa e in qualche modo popolare, flokloristica. I lettori mi scusino per questo ignobile modo di dire, xD.

L’Equilibrio, invece, è un po’ più movimentata e narra il rapporto che intercorre tra Felona e Sorona. Molto bella, nella prima parte, l’improvvisazione per i synth, sicuramente molto allegra, vivace ma soprattutto originale. L’ultima parte, invece, è molto più toccante:  qui c’è solo il pianoforte e la voce che, semplicemente collegati, chiudono in positivo il loro primo lato del vinile, dal mio punto di vista, il migliore.

La seconda parte, invece, “cade” in pezzi leggermente più dismessi, ma l’atmosfera cosmica rimane costante e ben visibile.

Per gli ascoltatori più accaniti delle Orme (ma anche per tutti gli altri) non possiamo non citare l’omonima versione dell’album cantata in inglese; fin qui tutto ok, ma ha una particolarità: viene cantata, oltre da Tagliapietra, da Peter Hammil, leader del gruppo della scena di Canterbury Van der Graaf Generator.

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