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Can you tell me where's my country lies? Cried the Unifaun with its true love eyes…

L’orso – La Provincia

Filed under: Musica — Tag:, , , , — mattyonweb @ 9:06 PM 6 aprile 2012

E’ difficile trovare un disco che ci accontenti completamente.

Spesso troviamo dischi, tanto per dire, da 8.0, da 8.5, massimo 8.7. Ed è una cosa accettabile: dischi belli, molto belli, ma imperfetti, si sente che manca qualcosa.

Ecco, l’EP “La Provincia” per me, è IL disco da 9.0.
Italiani, originali nei testi e nella musica, artworks da paura. Musica semplice ma al contempo bellissima.

Ecco, spero che vi abbia instaurato un po ‘ di curiosità nei confronti di questo gruppo (che, per inciso, il 15 aprile rilascerà il suo 3° EP, La Domenica). Vi lascio con un link ad uno dei miei pezzi preferiti. Buon ascolto!

“Tu eri eri splendida nel tuo abito da sera, anche se era notte già da un po’.”

This will destroy you!

Filed under: Musica — Tag:, , , , , — mattyonweb @ 10:23 PM 4 aprile 2012

Credo che i TWDY siano una delle più grandi band post rock della seconda ondata. Perchè? Per tutta una serie di motivi:

  • Non sono mainstream (ovviamente in relazione al successo commerciale che può avere una band post rock)
  • Fanno musica strumentale (se una foto vale più di mille parole, chissà una sola canzone quante ne vale…)
  • Si, poi la cosa più importante, fanno musica fighissima!
Il mio giudizio è personale, e derivato dalla mia esperienza di ascoltatore del genere. Non sarò un esperto, ma nemmeno un novellino, uno di quelli che dicono che il post-rock è tutto bello (per inciso, no, non tutto è proprio così fantastico, ci sono gruppi, anche famosi, che fanno un po schifo).
Avete presente i Mogwai? Ecco, i TWDY sono simili, ma non uguali.
Avete presente i Sigur Ros? Ecco, i TWDY sono simili, ma non uguali.
Avete presente i Bark Psychosis? Ecco, i TWDY sono simili, ma non uguali.
Diciamo che, in quanto gruppo attuale, riassumono bene l’idea moderna di post rock: tutti gli elementi concorrenti vengono presentati nell’album omonimo, con una qualità superlativa: datato 2008, credo sia uno dei maggiori rappresentati non mainstream della second wave.
Consigliatissimo a tutti gli amanti del genere, ne rimarrete sorpresi.

 

P.s.
Un inciso sulla copertina: a me fa abbastanza schifo; sarò io esigente, non lo so, però non è per niente adeguata (imho) ad un album di tale intensità!

Perchè la musica ha perso di significato?

Filed under: Musica — Tag:, , , , — mattyonweb @ 11:04 PM 5 marzo 2012

C’erano una volta Beethoven, i Led Zeppelin, gli Iron Maiden e i Pink Floyd. Oggi invece abbiamo solo gli LMFAO, Lady Gaga e gli One Direction.

Beh, questa è una delle tante frasi dei nostri “metallari” di oggi. Cose insensate, ovvio, in quanto non argomentate e basate su un punto di vista decisamente distopico.

Tuttavia, c’è effettivamente un motivo per cui la musica, nel 95% dei casi, non meriterebbe di esistere, ed è: il significato.

Mi spiego meglio.

Oggi stavo chattando con un musicista conosciuto su internet. Non ci siamo mai visti, né incontrati, né io ho mai visto una sua foto.
Ed ecco, insomma, ci siamo messi a parlare di come lui avesse composto il suo album (in fondo il link), di alcune limitazioni imposte da internet eccetera.

Arriva quindi, ad un certo punto, che io gli chiedo da dove avesse preso quelle voci che si sentivano di tanto in tanto in alcuni pezzi.
Ebbene… La riposta mi ha sorpreso moltissimo. Ve la cito testualmente:

Beh, ti confesso che sono estratte da parecchi funerali, alcuni anche di persone che conoscevo. Sono brani intrisi di misticismo e di atmosfere funeree, anche se carenti dal punto di vista strutturale; ma non ho dato troppa attenzione a questo, in quanto il mio unico obiettivo era di esprimermi…

E io ero diviso, diviso in due, un “me” che  diceva “Quest’uomo è un genio” e un “me” che pensava “Che cosa priva di gusto”. Man mano che rileggevo, e rileggevo, il messaggio, però, mi rendevo conto che il suo album è un’opera semplicemente irripetibile. E’ fatto con il cuore, in quei 45 minuti lui esprime se stesso, le sue emozioni, e non importa se queste siano tra le più cupe che un uomo può anche solo immaginare. Quell’album è ciò che è. Né più né meno.

Tutto questo, per arrivare a dire che, senza mettere l’emozione, la passione, una personalità,- in una parola, sé stessi- , nella propria musica, si rischia di cadere nella banalità, che sia essa piacevole o no.
E questo, è il compito che ogni musicista dovrebbe a tutti i costi evitare.

http://soundcloud.com/invernofunebre

Recensione – Apollo: Atmospheres and Soundtracks

Filed under: Musica,Recensioni — Tag:, , , , , , — mattyonweb @ 1:42 PM 28 febbraio 2012

Ma boh,  io odio come partono le recensioni. Tutte tutte tutte tutte tutte uguali, voglio dire, o si parte con un inquadramento storico, oppure con una aforisma molto cool, del tipo “Rogito ergo soccavoli”, “La vita è un varietè e ò cazz è comm ò rre!” o “I miei capelli fanno swiiish”. Talvolta però si tenta di fare qualcosa di diverso, sapete, per esempio, criticare i modi con cui si introduce una recensione. E questa, nel suo piccolo, mi sembra già una buona base da cui partire.

Penso sia inutile specificare chi è Eno.
Il nostro Eno-logo Brian-zolo preferito è infatti una delle figure di spicco di quella musica, ma non solo di quella, attenzione, anche di quell’altra, e di quell’altra ancora, si insomma, un po’ di tutta, particolarmente rilassante e anche dal vago retrogusto soporifero.

Ebbene (o Ebene, tanto per citare ad canis cazzum il mio amato Klaus Schulze),  nel 1983 diviene reperibile il ferocemente discusso Apollo: Atmospheres and Soundtracks.
Nonostante l’album parta con buoni, ma che dico buoni, buonissimi,anzi, buonerrimi propositi (si veda ad esempio An Ending (Ascent), una cosa incredibilmente strappalacrime), l’indice di qualità del disco precipita spesso e volentieri sotto soglie preoccupanti.
Prendiamo “Matta”, ad esempio: ora, aldilà che un brano con quel nome A PRESCINDERE non ispira un particolare senso di bellezza e/o rilassatezza, vabbè, forse può essere che è una cosa mia, ma in ogni caso non mi spiego perché si sentano dei suoni cosi completamente decontestualizzati. Cioè, perché in un album che racconta, o meglio dovrebbe raccontare, le profondità dello spazio, si sentono rumori  simili a versi di  gnu?
E ancora, il basso. Io mi chiedo: è veramente necessario inserire un basso così in evidenza e allo stesso tempo così poco coerente con il discorso musicale? Esempî lampanti sono in Under Stars, Under Stars II e Signals. Ascoltare per credere.
Che poi non dico che non ci siano cose interessanti, anzi, il giàcitato An Ending è un sublime esempio della sottile poesia sonora di Eno. Weightless allo stesso tempo è un buon esempio di come si dovrebbe fare ambient.
Ma niente. Niente, può giustificare l’obrobrio di Deep Blue Sky. Sembra un valzer, ma è in 4/4, un po’ come in quell’episodio dei Simpson (la differenza è che i Simpson hanno fini comici, Eno non dovrebbe averne…). Incomprensibile la scelta di mettere una primitiva sezione ritmica ad un brano ambient; volendo parafrasare un altro tra i maggiori musicisti degli ultimi anni, Roach: «La musica ambient consiste nell’eliminazione del fattore tempo e nel trattenere l’ascoltatore in un infinito “ora”».

Insomma, un album mediocre; se non fosse per quei due colpi di genio, lì in mezzo all’album, che alzano notevolmente la media, il disco sarebbe da 1. E detto da un grande appassionato di Eno…

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